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FILOGASO

La grande storia di un piccolo paese - di Nicola IOZZO e Francesco Giuseppe TETI ISBN 978-88-99693-92-3 LIBRITALIA
Semplicemente incantevoli gli ingredienti che hanno conferito a Filogaso “l’alito” vitale, magico e rigenerante, assai appetito dai turisti e dagli studiosi, ma soprattutto dalle persone che desiderano inebriarsi di serenità e di pace, lasciandosi plasmare dalla bellezza selvaggia e insieme creativa di ogni elemento e di ogni anelito sgorgante dall’humus geografico nella dinamica dei valori antropologici e trascendentali correlati all’identità, al carisma e alla straordinaria polivalenza patrimoniale.

È una bellissima sinfonia quella che Nicola Iozzo e Francesco Giuseppe Teti pongono in essere, sul grande palcoscenico del mondo, con la straordinaria microstoria di Filogaso: uno “spartito” le cui “note strutturali” e “memoriali” catalizzano l’attenzione del “lettore” e lasciano indelebile il segno nel cuore dei suoi figli, ovunque il vento delle opportunità promozionali li abbia portati a piantare la tenda esistenziale, alimentata dal fascino della speranza.
Gli autori, non nuovi a imbarcarsi in avventure storico-culturali di spessore, si sono messi in pellegrinaggio e, con viscerale passione, discepolare intelligenza e profetica pazienza, hanno visitato ogni “zolla” di questa mirabile e misteriosa Terra, parte della quale pare fosse stata generata “da un’antica duna marina di sabbia formatasi, probabilmente, dal prosciugamento del mare” (pag. 19). Di ogni “zolla” hanno odorato il profumo, osservati la collocazione e il ruolo, nonché le specifiche peculiarità settoriali e interagenti, nell’articolato e composito panorama paesaggistico, corredato da impronte greche, romane, bizantine, saracene, angioine ed aragonesi.
Suggestive le clips ritraenti reperti di suolo marino e terrestre, formazioni di flora e di fauna, prodotti agro-alimentari, ritratti di volti e di vita accreditati da esperienze firmate o anonime sui “cocci” di una civiltà contadina ed artigiana, incastonati nelle cornici sacre e profane di un complesso processo scientifico-professionale, non raramente tinteggiato da accattivanti leggende e fantasiose sindone di passioni, raccolte ai margini delle mulattiere, lungo gli splendidi pendii collinari, ai crocicchi delle strade interrate e ferite dagli zoccoli del bestiame da soma o seminascoste dalle erbe accarezzate dalle acque fluviali che silenziosamente o borbottando scendono a valle per fornire quei bacini da tutti indicati come punti di riferimento naturalistico. Senza dimenticare il fermo immagini cartacee e video dei flagelli naturali, tra i quali i terremoti, le alluvioni e le siccità, determinando dissesti idrogeologici; e quelli umani, tra i quali le invasioni, le guerre, le soppressioni e le pestilenze, nonché quelli dell’incuria e della non salvaguardia del creato con gravi conseguenze a livello dell’essere e dell’avere, sia territoriale che socio-culturale, come pure a livello demografico e comunicativo.
Un andare da epoca ad epoca, da sentiero a sentiero fino alle sorgenti, cioè alle radici, di questo importante lembo di Terra calabrese, la cui genesi conserva, ancora oggi, il segreto dell’implantatio del primo rifugio ove l’uomo ha iniziato a “segnare” con la vita e le opere “il territorio della sua signoria”. Ma credo si debba dare ineccepibile e brillante merito ai nostri due Viandanti di aver valicato diverse soglie inesplorate, giungendo forse all’ultima, che, comunque, affidano alle generazioni attuali e a quelle future l’onere ed insieme l’onore di raccogliere la sfida e di adoperarsi, con l’amore che una Patria ed i suoi figli possono suscitare, a che il “velo” di questo mistero venga finalmente “spezzato”. E intanto ci godiamo il lungamente atteso frutto di un’appassionata e, per certi versi, invidiabile fatica, che consente a Filogaso la possibilità di entrare autorevolmente nei sacri templi bibliotecari e negli Istituti del sapere, sia in quelli del mondo cartaceo che in quelli della multimedialità.
Sapiente e ben armonizzata nell’articolata descrizione temporale e spaziale, con puntuali ed essenziali citazioni bibliografici e documentali, la presenza di orme religiose che un tempo costituivano un eccellente complesso conventuale, di cui uno sito nel territorio di Filogaso, e l’altro a qualche centinaio di passi da Panaja, oltre, ovviamente, alle rispettive Chiese parrocchiali, “cuore” del corpo abitato, Chiese filiali e Romitori.
Il convento “filogasoto” era stato fondato dai padri Domenicani nelle prime decadi del 1500 e costruito con il concorso delle offerte popolari. La chiesa annessa, dedicata a S. Maria di Loreto, si pregiava di una bellissima Cappella eretta dai Duchi di Nocera, ove poi hanno trovato solenne sepoltura, ospitando anche la duchessa Pignatelli e altre personalità di sangue nobile.
Gravemente ferita e mutilata dai terremoti, la Casa dei Padri Predicatori è stata più volte riedificata, ampliata ed arricchita di nuove opere d’arte, suppellettili e arredi sacri, riattivando e dotando la biblioteca di selezionati capolavori letterari, storici, scientifici, teologici, pastorali e liturgici in coerenza col loro specifico carisma ministeriale, sia dal punto di vista di promozione umana che dal punto di vista di formazione religiosa. Ovunque la sua fama echeggiava spontanea e seducente, ritenendola una sorgente a cui attingere vitamine polivalenti ed efficaci per la propria vocazione e il processo della propria maturità. Un incanto, questo, che è stato “frantumato” con l’entrata in vigore delle determinazioni legali del 1809, decretandone l’iniqua e assurda soppressione e l’incameramento dei relativi beni. Ma la sua memoria continua a brillare luminosa nel firmamento della storia, soprattutto per essere stata, il 26 maggio 1532, il luogo del rito della vestizione dei Frati Minori Cappuccini calabresi, officiato dal Priore domenicano, padre Vincenzo da Grotteria, e della celebrazione del Primo Capitolo Provinciale del loro Ordine, risultando eletto Vicario il padre Ludovico Comi.
Merito speciale ed imperituro di un sì singolare evento è da attribuirsi al nobile Ferrante Caraffa, Duca di Nocera (parente di Papa Paolo IV, la cui madre era Gironima Borgia, nipote di Papa Alessandro VI (Gualtieri), e alla sua consorte, duchessa Eleonora Conclubet, che avevano offerto in dono al padre Ludovico Comi e confratelli non solo la Chiesa di S. Antonio Abate in Panaja, attorno alla quale i figli di san Francesco d’Assisi avevano allestite a dimora delle capanne con frasche e fango, ma li avevano posto anche sotto la loro protezione, affiancandoli nei momenti di dura prova e di persecuzione. Successivamente i Cappuccini hanno realizzato, grazie alle generose donazioni della famiglia ducale e ai contributi in danaro ed in mano d’opera dei “panajoti”, un nuovo convento con l’annessa Chiesa, secondo le indicazioni delle Costituzioni del 1536, a qualche centinaio di miglia dall’abitato. Esso, accreditato dalla povertà dei religiosi, dall’operosa carità, dalla santità e dall’umiltà feconda nell’apostolato e nell’arte del sapere, nonché nel servizio ai più indigenti e agli ultimi, è divenuto in breve “un’oasi” da ricercare e valorizzare sia in seno alla società sia nell’ambito della Chiesa e dello stesso Ordine. Tant’è vero che nel citato Convento “panajoto” i Frati del popolo hanno celebrato ben sette Capitoli Provinciali elettivi.
Gli ingegneri Iozzo e Teti, con questo pregevole volume, hanno inteso onorare così la ricorrenza del Cinquecentesimo anniversario dell’Istituzione dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, accompagnando la loro testimonianza scritta con sentimenti di profonda venerazione e viva ammirazione. E sontuoso s’eleva il cantico delle risonanze nostalgiche peraltro mai sopite, nonostante i muri del convento - violentati dal terribile terremoto del 1783, svuotati dei beni dalla legge soppressiva e picconati dall’indifferenza istituzionale - siano andati via via ingoiati dall’usura del tempo.
A completamento del mosaico che hanno conferito a Filogaso “la medaglia d’oro al merito”, ascrivibile nel registro delle meraviglie del creato, gli autori - avventuratosi in archivi pubblici e privati, biblioteche, siti archeologici, annotando scrupolosamente testimonianze documentali e fotografici, aneddoti e indicazioni che potessero rivelarsi utili – sono riusciti a riproporre all’attenzione universale, con competenza linguistica ed elaborazioni grafiche, l’elenco dei monumenti civili e religiosi, i volti dei personaggi illustri e della gente comune, le arti e i mestieri, la produzione artigianale ed industriale delle mercanzie, le vie di comunicazioni, l’identità e la profezia antropologiche, correlate al diversificato patrimonio interattivo che è andato affermandosi dalla genesi ad oggi, tramandando valori di altissimo profilo e sostanziando la ferialità esperienziale della vita individuale e comunitaria nel vissuto della patria d’origine e di quelle ove gli emigrati sono stati accolti, convinti che il sogno di un futuro migliore avrebbe potuto incastonarsi, come di fatto si è poi incastonato, nell’ideale concretezza dell’essere e dell’avere.

(Giuseppe Sinopoli - Frate cappuccino)


 CARATTERISTICHE TECNICHE: FORMATO 15x21 cm. - copertina morbida a colori avorio - interno edizione avorio- pagine n. 217 con illustrazioni a colori

 

14,00 €

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