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HJURI D'OGNI TEMPU

di ANDREA RUNCO ISBN 978-88-31985-02-4 MARIO VALLONE EDITORE - Poesie dialettali

Le poesie dialettali di Andrea Runco, da troppo tempo tenute nel cassetto e oggi finalmente pubblicate da Mario Vallone, sono lo specchio di un’epoca, quella appartenuta a molti della sua generazione, ma anche una finestra su un mondo che per molti versi continua a riflettere problematiche sociali, malesseri, lampi di gioia collettiva attorno alle feste di paese, costumi e tradizioni su cui l’occhio del poeta si sofferma ora con nostalgia, ora con rimpianto, ora con denuncia e invito a riscoprire valori che i tempi odierni sembrano volere cancellare.
E così, nelle varie sezioni in cui l’autore ha voluto inquadrare le sue liriche, possiamo trovare, in una forma metrica ben costruita secondo rime e strofe, temi che, seppure lontani nel tempo, appartengono ancora a tutti noi, per quella attualità che in esse ritroviamo e per quel modo ti raccontare la società e il proprio vissuto che ti sorprende e ti coinvolge, facendoti partecipe e protagonista di sensazioni e di emozioni che solo un uso appropriato, puntuale e preciso della parola può dare. C’è anche ironia, nelle liriche di Andrea Runco, quell’ironia che a volte diventa amarezza, malinconia e consapevolezza del tempo che fugge veloce sui comportamenti dell’uomo, sui suoi difetti, sulle sue gioie e sulle sue sofferenze.
Le poesie, datate in gran parte nella seconda metà degli anni ’80, spaziano dalla denuncia sociale alle tradizioni del suo paese, dall’amore per la propria terra ai mestieri di una volta, dall’emigrazione alla satira politica, dall’omaggio ad alcuni dei grandi poeti calabresi alle tenere preghiere rivolte alla Madonna.
Non mancano, tra i versi di Runco, riflessioni sull’esistenza, sul dolore che accompagna le gioie della vita, ma su tutto aleggia la speranza, la fiducia nel Cielo, anche quando tocca il tema dell’emigrazione, da lui vissuta in prima persona, una condizione che nella poesia “A iettatura” attribuisce al destino, ad una condanna (“Ma cu mi fici a mia sta iettatura, mu sugnu cundannatu u staiu fora, io chi vorria mu sugnu ad ogni ura nta terra mia…”), che si chiude con un verso di speranza (“Si esisti a iettatura, speru u cangia strata”).
Lontano dalla propria terra, in una città dove la nebbia gli entra nelle ossa, Runco si rifugia nei ricordi del suo paese, nelle nenie di Natale e nelle processioni del venerdì santo, nelle campane della vicina Mileto, che facevano da sveglia per i contadini che si recavano in campagna (“A campana pe’ rivogiu”), pregando Dio di farlo tornare. Un amore, quello per la sua terra d’origine, che serpeggia in molte delle sue liriche, in una immaginazione che diventa sogno, quello del ritorno collettivo.
“Oh terra mia – si legge nella poesia “O Sud” – comu si’ vrusciata nta ‘stati cu tutta sta calura, ti viiu sula e abbandunata, pecchì hai na povertà chi fa paura…Tu aspettali (l’emigrati) mu tornanu unu a unu, cà si’ la mamma ch’i facisti, e si mancaru danci lu perdunu, ricògghili, cà pe’ tantu non l’ebbisti”.
E c’è, come si diceva, anche la denuncia, nelle liriche dell’Autore, un grido discreto ma deciso, il suo, contro le carenze della sanità calabrese (“I spitali chi non funzionanu”), contro “i marchisi e i baruni” di oggi che sono fotocopia dei vecchi “gnuri”, contro i “paradisi artificiali” della droga, contro una situazione sociale, quella della sua terra, in cui “li nostri onorevoli non hannu schina e non cuntanu nenti, dassandu la genti ch’è bisognevoli senza lavuru e nt’e patimenti” e dove “u rumuri i morti meti la vita di tanti ‘nocenti”. C’è tenerezza, delicatezza, gentilezza, nelle liriche di Runco, caratteristiche che il lettore coglie e fa sue in particolare nei versi dedicati ai ricordi dell’infanzia e agli affetti. Ricordi, i suoi, di quando la vita era racchiusa tra i vicoli del suo paese e i bambini sognavano correndo dietro alla banda nei giorni di festa (“I figghiòli nd’arzàvamu mu iamu appressu e musicanti tutti pari e giràvamu allegri na iornata”) o ascoltavano incantati i racconti attorno al braciere.
Affetti, quelli di Runco, che hanno al centro la mamma, che aspetta il ritorno del figlio emigrato “mentri dici rosari e preièri” o che piange “tutta alluttata” il marito troppo presto volato in cielo.
Un tuffo nei sentimenti puri è questa raccolta di poesie, un salto negli anni poveri ma belli in cui il poco era tutto, un viaggio nella nostra storia contadina nella quale Andrea Runco ci prende per mano e ci accompagna conla gioia di chi vuole condividere emozioni, ricordi e nostalgia per un tempo che non può tornare, ma che si può rivivere con la forza delle parole, incastonate da lui come le note di uno spartito, a regalarci suoni, musiche e ninne nanne che tutti possiamo ritrovare in un angolo della nostra memoria.

 


 CARATTERISTICHE TECNICHE: FORMATO 15x21 cm. - copertina morbida a colori - interno edizione bianco - pagine n. 190

13,00 €

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