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IL MIO GESU'

Uomo, Sposo, Padre, maestro dell' Umanità - di Mico FAMA' ISBN 978-88-98085-73-6 LIBRITALIA - Il subbuglio di popolo si stava spegnendo piano piano, quando dalle ultime file del teatro si levò una voce imperiosa che chiese di essere ascoltata. La curiosità delle numerose teste girate all’indietro per scoprire chi fosse l’intraprendente personaggio che aveva chiesto la parola, fu appagata quando costui facendosi largo tra le persone in movimento, si avvicinò al palcoscenico..

Quel mattino del mese di gennaio sembrava deciso a rifiutarsi di illuminare i tetti e le rughe, viuzze, del paesino collinare di San Costantino Calabro. Gli abitanti, non vedendo lustrijari i garambi di finestri, far luce dalle fessure delle finestre, si stranghijavanu, si voltolavano sotto le coperte, per difendersi dal freddo insopportabile.
Il piacere di godersi il calore del letto fu interrotto da un crescendo parrasuni, vociare, che saliva dalle strade già piene di persone. Si aprirono porte e finestre, mentre la voce che mastro ‘Ntoni u paulanu, uscito da casa tre giorni fa senza fare ritorno, si faceva sempre più insistente.
Proprio lui, Mastro ‘Ntoni u paulanu, il calzolaio che abitava dirimpetto alla chiesa di San Rocco. Uomo probo, semplice, nubile, timorato di Dio, viveva solo da alcuni anni. Noto per il suo mestiere, era anche conosciuto come cattolico fervente. Si recava in chiesa ogni mattina per assistere, devotamente, alla Santa Messa, e a sera per le funzioni dell’Angelus. Partecipava a matrimoni, battesimi e funerali e non si perdeva mai una funzione religiosa. Durante il giorno, soleva interrompere il lavoro per farsi il giro delle chiese, compresa una visitina fugace al Calvario, sito alla periferia del paese. Il rito religioso, che praticava, consisteva in una breve sosta davanti alle porte chiuse dei luoghi sacri, dove si inginocchiava e si raccoglieva in preghiera, a mani giunte, bisbigliava orazioni incomprensibili alle orecchie dei passanti, i quali non mancavano di soffermarsi per curiosare un po’.
Infine, prima di riprendere il cammino, apriva le braccia, innalzava lo sguardo al cielo e concludeva il suo rito quotidiano con ripetuti e sbrigativi segni di croce. Compiute le dovute visite rituali, assorto in un’atmosfera trascendentale, rasentando i muri delle case, si avviava verso la sua abitazione per riprendere con nuova lena il lavoro di ciabattino.
La notizia della sua scomparsa, ufficializzata in chiesa dal parroco con espressioni di profondo dolore e accenti di marcata preoccupazione, lievitò nelle coscienze dei paesani per tutta la notte. La mattina dopo, la silente deflagrazione di un reperto bellico, provocò una sorta di pacifica sollevazione popolare. Don Salvatore, al termine della messa mattutina, dopo aver pronunciato l’ultima frase della funzione: –La messa è finita andate in pace–, rammentò ai fedeli presenti la scomparsa del fratello ‘Ntoni u paulanu.
L’attento parroco non si limitò al semplice comunicato, ma li invitò a darsi da fare per cercare il fratello smarrito e, senza mezzi termini, chiese di attivarsi per mobilitare l’esercito del popolo di Dio. Aggiunse che, oltre ad essere in gioco la vita di un caro fratello, si trattava di un fatto di capitale importanza che toccava la sensibilità dell’intera comunità civile e religiosa quindi non c’era tempo da perdere. Poi, nel rivolgersi direttamente ai componenti dei gruppi dei potenziali cercatori del fratello smarrito, aggiunse che, durante l’operazione di ricerca, non bisognava lasciare nulla di intentato, specificando che occorreva spulciare i luoghi e i punti più impensati senza escludere, qualora fosse stato necessario, spingersi oltre i confini del territorio comunale.
Gli effetti dell’allarme lanciato dal parroco, seguito dall’accorata raccomandazione a mobilitarsi e partire per compiere l’urgente missione umanitaria, si videro il mattino dopo, quando per le strade e le rughe, viuzze, del paese scoppiarono i primi parrasuni, vociare, che svegliarono i paesani più pigri e freddolosi.
Alla chiamata alle armi per una guerra pacifica di don Salvatore in soccorso del pio parrocchiano, si aggiunse il cauto intervento dell’amministrazione comunale che si limitò a prendere le misure più urgenti del caso. La notizia occupò subito le prime pagine dei giornali regionali, e nei giorni successivi rimbalzò sulle cronache della stampa nazionale.
Le forze dell’ordine aprirono le loro indagini. Secondo determinati protocolli previsti da simili casi, si collegarono ad amici più stretti e a vari cittadini per attingere informazioni sulla personalità, sul tenore di vita che conduceva il disperso, in particolare, da quel che si è potuto notare, cercarono di scavare a fondo sulle amicizie, e sulle abitudini del povero ‘Ntoni u paulanu.
Il paese di San Costantino in pochi giorni divenne un luogo frequentato da giornalisti, semplici curiosi che si esercitavano a fornire informazioni immaginarie, utili soltanto a far perdere tempo e ad indirizzare gli addetti al lavoro di ricerca, in direzioni sbagliate. Da parte sua don Salvatore, suo padre spirituale, conoscendo il soggetto più di qualsiasi altro, insisteva ad escludere categoricamente ogni atto di violenza criminale, facendo intendere che, semmai, bisognava puntare su una banale scivolata lungo un sentiero a strapiombo che finiva in fondo a una vallata o ad un precipizio, di cui il territorio circostante abbondava.
Dichiarate e sostenute tenacemente queste sue convinzioni, il parroco continuava a pregare in chiesa, al termine di ogni funzione, invitava i fedeli ad unirsi a lui in una preghiera particolare per il ritrovamento del caro fratello disperso. Poi, sotto tono, allargando le braccia dalle maniche larghe, come un patriarca biblico, elevando gli occhi al cielo, aggiungeva – Abbiate fiducia nella grazia di Dio e della beata vergine Maria. Solo un intervento divino può risolvere il caso disperato del nostro caro fratello Antonio–.
Il fervente parrocchiano apparteneva ad una famiglia di antica origine artigiana, composta da semplici e onesti lavoratori di integerrima moralità civile e religiosa. Viveva con due sorelle nubili popolarmente dette rimite, monache di casa. La più piccola di esse, in giovane età scelse di prendere il velo e si fece monaca. Dopo la morte della seconda sorella nubile, il fratello, continuando a svolgere saltuariamente il suo mestiere di ciabattino, viveva in assoluta solitudine.
Mentre i giorni scorrevano veloci e silenziosi, negando anche un pizzico di speranza, don Salvatore, visto che nemmeno il Padreterno e tutti i santi del Paradiso invocati in coro dai fedeli erano rimasti sordi, decise di battere la via della comunicazione mediatica. Si mise in contatto telefonico con i dirigenti della RAI–TV, e chiese di essere messo a contatto con il responsabile del programma televisivo “Chi l’ha visto”. Al dirigente del servizio pubblico illustrò la disavventura occorsa a un suo parrocchiano, e chiese di partecipare alla trasmissione popolare per descrivere il caso personalmente.
Puntualmente, in prima serata, sugli schermi televisivi di tutte le famiglie di San Costantino, durante la trasmissione “Chi l’ha visto”, è apparso il volto radioso di don Salvatore, leggermente adombrato dalla notizia che stava per descrivere e commentare. Bombardato da domande garbate e penetranti della brava conduttrice del programma televisivo, il parroco, pur facendosi scudo del segreto confessionale, rispondeva a ogni richiesta: al termine dell’intervista, la giornalista TV lo ringraziò per le notizie fornite, utili al fine del ritrovamento dell’uomo di cui, da diversi giorni, si era persa ogni traccia.
Le immancabili telefonate dal vasto territorio vibonese non si fecero attendere. Ma, come spesso accade in questi casi, molte voci giunte da lontano erano poco attendibili, buone solo ad allontanare ogni soluzione possibile. Il prezioso servizio civile svolto dalla RAI–TV , per quella sera, si concluse lasciando l’amaro in bocca a tutti coloro i quali speravano, almeno, di trovare il bandolo della matassa per portare avanti con successo le loro ricerche.


CARATTERISTICHE TECNICHE: FORMATO 15x21 cm. - copertina morbida a colori  - interno edizione bianco - pagine n. 156 - con illustrazioni a colori 

 

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