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POVERE PICCOLE COSE, NON POESIE

di Salvatore BARBARO - ISBN 978-88-5548-026-0 - LIBRITALIA EDIZIONI

Povere piccole cose, dunque: non poesie.
Ché mai oserei definirle tali. ‘Cose’ che, al limite, potrebbero essere poste in una semplice, elementare gamma di componimenti prosatici; anche se ugualmente converrei trattarsi, il mio, non altro che di un azzardo avventato.
Piccole cose.
Povere riflessioni. Discutibili considerazioni, scaturite lungo il percorso di tutta una vita, in frammenti di ricordi, episodi vissuti – e sofferti – in prima persona, o percepiti dal precario vivere di altri, o di altri ancora, intessuti di stolte maniere, da dar così adito a un forte, passionale bisogno di urlarne la loro alterigia, e da compiangerne, nel contempo, la sordità in cui pare si trincerino, affinché evitino di accostarsi amorevolmente gli uni a gli altri; e se ne allontanino, invece, per restare inevitabilmente sempre più soli.
Una sorta di reminiscenze le mie, che, nel tempo, han toccato sempre più a fondo il mio animo, via via maggiormente sensibilizzato, e ferito, da reali constatazioni, derivanti da una società cui imprime un ‘comportamento’ nient’affatto lodevole. Una società assolutamente priva di quel pizzico di buon senso: indispensabile per un vivere insieme serenamente, e, con altrettanta e delicata parte, se non di amore, almeno di reciproco rispetto.
Piccole cose, quindi. Trascurabili. Tendenti soprattutto, e me ne scuso, ad esprimere – e lamentare – in ripetitivi sfoghi: intimi pianti d’anima.
Spererei che un eventuale lettore volesse non criticarmene la ‘esagerata’ mania di porre, e spesso, in primo piano, delle sofferenze meramente personali. Pertanto, ad alleggerirne il derivante peso, viene a confortarmi, e a giustificarmene anche la passionalità, quasi quale una carezza, una alquanto determinante ed espressiva frase di Leonardo Sciascia, scrittore siciliano, (nota in “La strega e il capitano”), la quale recita che: « Per quanto amare, dolorose,
angoscianti siano le cose di cui si scrive, lo scrivere è sempre gioia, sempre ‘stato di grazia’ ».
E comunque, a parte il fatto naturalissimo che ognuno, indipendentemente da analisi di sorta, dedotte ed espresse da chicchessia, usando questi nutrirsi di proprie, diverse esperienze acquisite nel tempo, avrebbe ognuno personali modi di vedere e di sentire, del tutto differenti da qualsiasi altro. E ciò: vuoi per un eventuale grado di cultura, diverso; vuoi per una superficiale, o profonda, sensibilità di cui si fosse dotati; e vuoi, anche, per un animo tendente ad un romantico sentimentalismo, radicato o meno, o per altri infiniti modi di essere e di interpretare le cose,
fatto sta che vedrei alquanto singolare, se non superfluo e inappropriato, un qualsivoglia giudizio riguardante i sentimenti di chi avesse voluto esporsi, scrivendo, enunciando così delle proprie vedute.
Negativo è altresì l’arbitrio con cui ci si erge a formulare eventuali critiche severe, se non addirittura, talvolta, ad esternare finanche divaganti dissertazioni, tutt’altro che pertinenti al contesto, e alle pure analisi di testi.
É comunque indubbio che uno o più scritti, o di qualsivoglia opera si tratti, vengano accolti con normali, inevitabili dissensi, il più delle volte non del tutto consoni al reale valore di ciò che si è prodotto. Le difficoltà che un’opera riscontri un totale consenso, stanno indiscutibilmente alle naturali diversità di ognuno da ognuno, essendovi in ogni caso delle disparate affinità di vedute.
Certo, scrivendo, si mirerebbe sempre che un eventuale lettore riscontrasse, negli scritti, espresse in temi e in concetti, delle piccole parti di se stesso, attestanti una realtà da anch’egli vissuta, o sofferta. In alcuno, accade; in alcun’altro, o molti altri, no. E, nel caso negativo, penso sia più che inopportuno esprimere un proprio parere, distruttivo. Difficile, se non impossibile, è il sapere e il potere penetrare nell’animo umano; per cui avventati giudizi non sarebbero assolutamente accettabili.
Nella mia umiltà, credo opportunamente far rilevare ch’io non traccio alcuna vanteria, riguardante le ‘mie piccole cose’; e ciò lo dimostra il fatto che per tantissimi anni ho indugiato se farle o meno pubblicare. Non avrei mirato, e non miro con ciò di mettermi in mostra, per ‘cose’ di così poco conto.
Io, per primo, ne evidenzio una statura piuttosto microscopica; inchinandomi pertanto e comunque, a un qualsiasi giudizio.
D'altronde, se ciò è ora avvenuto, e cioè di averle date a stampare, confesso (prima di ‘andarmene definitivamente’) di essermi arreso a quella comune forza che ha il sopravvento su ogni essere. Infatti, chi non ha mai provato, e provi, in sé, quel pizzico di umana, naturale


CARATTERISTICHE TECNICHE: FORMATO 15x21 cm. - copertina morbida a colori con sovracoperta - interno edizione avorio  - pagine n. 326

12,00 €

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