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SE QUESTA È LA TERRA ... RIDATEMI IL CIELO!

di Francesco DEODATO - ISBN 978-88-5548-031-4 - LIBRITALIA EDIZIONI

Questo libro nasce dal senso di impotenza, dalla disperazione, dall’amara constatazione di realtà negative consolidate e dalla voglia di non arrendersi ricercando una soluzione da contrapporre o la medicina da somministrare al pianeta affinché reagisca al pessimo stato di salute del momento.
Non avrei continuato la sua stesura iniziata quasi un anno prima se, proprio il 21 giugno 2018, per radio, non avessi sentito che quello era ‹‹il giorno internazionale del selfie››. Per chi non sapesse cos’è il selfie riporto la descrizione di Wikipedia, il dizionario enciclopedico elettronico cui tutti ricorrono anche per sapere come deve essere deglutita una pastiglia : ‹‹Il selfie, termine derivato dalla lingua inglese, è un autoritratto realizzato attraverso una fotocamera digitale compatta, uno smartphone, un tablet o una webcam puntati verso se stessi o verso uno specchio, e condiviso sui social network››.
Ora, al di là della comprensione o meno dei termini inglesi (o stranieri in genere) che stanno violentando la bellissima e melodica lingua italiana sostituendosi a vocaboli comuni, mi si chiederà: ‹‹…e che c’entra tutto questo con il libro?››.
Forse nulla, ma certo qualcosa non va! Nel giorno che dovrebbe essere ricordato come il Solstizio d’Estate, il giorno che esotericamente rappresenta la vittoria della Luce sulle tenebre, il giorno del trionfo della positività sulla negatività, il selfie assurge ad avvenimento clou (tanto per restare nell’internazionalità) che sovrasta ogni altra dimensione spirituale, corporale, simbolica, esoterica, storica, etc..
Che degrado! Che offesa all’intelligenza umana! A quell’intelligenza, poca, che ancora sopravvive alle ferite mortali infertele dall’ignoranza imperante! Che squallore dovere decretare che una tendenza ha oscurato tradizioni millenarie!
Ed allora, per chi, come me, superando i sessant’anni è giunto all’inizio della terza età, affacciandosi la mattina alla finestra e guardando fuori invece di gioire per il regalo di un altro giorno da vivere sente una sensazione sgradevole allo stomaco, la diagnosi non può essere equivocata! È chiara!... È quella!... È la constatazione di un fallimento generazionale dalle conseguenze imprevedibili! È la presa di coscienza del culto di un masochismo giunto all’estremo atto del suicidio senza un vero motivo che lo possa giustificare!
A questo punto la ragione suggerirebbe di porre rimedio con una decisa inversione di rotta. Magari! Chiusa la finestra e vestiti i panni che ci hanno resi protagonisti in negativo di questo tragico momento della storia del pianeta, usciamo, impettiti, a commettere altri danni; ad infliggere altre ferite a questa terra che è sopravvissuta a tante catastrofi e tanti strali scagliati da malvagi Dei ma che non ha più la forza di resistere a noi; pronti a finire l’opera di inconscio masochismo (ma sarà davvero inconscio?) che ha già decretato non solo la nostra morte, non solo la morte del nostro genere, ma anche quella di incolpevoli animali, piante e cose; in definitiva: la morte del mondo!
Molte volte l’abbiamo immaginata, la fine del mondo! Molte volte abbiamo pensato che falsi Dei, attorniati da angeli ed arcangeli con le loro spade fiammeggianti, su carri di fuoco, nel giorno del giudizio, si sarebbero scagliati contro noi, miseri uomini impotenti atterriti da tali visioni e rassegnati al responso che quegli stessi Dei avrebbero da lì a poco pronunciato, destinandoci alla gioia o alla dannazione eterna, con la speranza di essere annoverati tra i primi e con il terrore di trovarci tra i secondi!
Così sarebbe dovuta essere la fine del mondo perché così l’avevamo immaginata e programmata per molto tempo ancora da venire! Mai avremmo pensato che a distruggerci saremmo stati noi stessi! Mai, niente e nessuno si sarebbe sognato di essere artefice ed arbitro della propria fine, della propria dannazione per l’eternità! Eppure, eccola lì, davanti ai nostri occhi la morte eterna di questo piccolo infinitesimale puntino nell’universo chiamato Terra!
È terrorismo psicologico? No! Purtroppo è amara constatazione di una realtà irrevocabile! E vorrebbe essere un pugno allo stomaco, quello che, ogni mattina, uomini come me, alzandosi e affacciandosi alla finestra, sentono; quel pugno capace di procurarci uno shock da risveglio così forte da non farci più riaddormentare o, quantomeno, non farci dormire sonni tranquilli, vittime del torpore trasformatosi in deleteria indifferenza.
Spesso, mi trovo a riflettere sul momento storico attuale ed a formulare delle considerazioni che mi appresto a condividere con i lettori nella speranza che se solo uno di loro, dopo avere letto questo libro, dopo avere incassato
questo pugno allo stomaco si comporterà in modo diverso, migliore, guardando con occhio benevolo questa terra martoriata, allora il mio scopo è stato raggiunto!
Ma soffermarsi a guardare e a considerare che esiste una negatività che potrebbe distruggere l’umanità non basta, perché preso atto di ciò si ha l’obbligo di ricercare una soluzione, si ha l’obbligo di vestire i panni del paladino e combattere una guerra santa, seppure mai una guerra possa dirsi “santa”, contro i dissacratori dell’opera divina. Quale sarà il rimedio? Forse nessuno può suggerirlo, perché, strano a dirsi, è dentro di noi e lì va ricercato. È un rimedio che, pur concretizzandosi con un effetto universale, valido cioè per tutti, è strettamente individuale e, come tale, non utilizzabile per riflesso da altri.
Se, dunque, così è, si potrebbe obiettare che questa mia opera non assolve alla funzione. Potrebbe essere così, certo, ma, talvolta, perché ognuno possa fare emulsionare quello che ha nel profondo di sé, c’è la necessità di stimoli tali da spingerlo alla ricerca.
Per questo, forse presuntuosamente, questo libro si appropria della sola funzione di suggeritore e non di altro. Man mano che si procederà con la lettura verranno messe in evidenza situazioni e fatti, personaggi e comportamenti, consapevoli o inconsapevoli, anche in modo ripetitivo, che hanno portato il mondo in fondo ad un baratro dal quale uscirne, ormai, è impresa ardua, anche se ancora non impossibile. Esso è, dunque, la conseguenza di una mia necessità, quella necessità di appartenenza e partecipazione attiva a quella categoria di uomini liberi e di buoni costumi che non accettano di stare consapevolmente seduti su una polveriera aspettando che questa salti in aria come, purtroppo, hanno fatto molti intellettuali di fine secolo.
Me ne rendo conto, un libro è ben poca cosa e non è certo in grado di ridare la ragione perduta all’uomo, ma, come sentivo spesso dire a mio nonno in tempi che appaiono lontanissimi e certo molto diversi: ‹‹Il poco è meglio del niente!››.
Sono giorni davvero tristi per la storia del mondo se con il sostantivo “mondo” ci riferiamo, come spesso succede, ad un puntino infinitesimale che gira su sé stesso galleggiando nell’infinito e chiamato “Terra”. Ben poca cosa al confronto dell’universo in continua espansione che, per quanto ogni giorno, con teorie e scoperte, sembri avvicinarci alla conoscenza della sua origine, paradossalmente, ce ne allontana! Eppure, il suo predominio, per chi di questo sperduto puntino nello spazio ne è l’abitatore principale, cioè per l’uomo, appare sempre di più il punto di arrivo di ogni sua azione sospinto da un proprio diritto individuale di derivazione divino-genetico-dinastico.
Ma se, come dicevamo prima, questo piccolo mondo, così lo chiameremo in seguito, che galleggia in un grande mondo infinito ha una storia e la storia la scrivono proprio gli uomini, bisogna convenire che la colpa di questa triste pagina in stesura e che, ahimè, potrebbe essere l’epilogo, è solo degli uomini, cioè di quelli che avrebbero tutto l’interesse che la storia fosse solo evento positivo e le cose andassero in modo diverso.
Se di questo si è davvero convinti ma le cose non vanno nel senso auspicato, appare giusto, invece, chiedersi “perché”.
Perché il terrestre ha un atteggiamento, consapevolmente o meno, autolesionistico?
Perché pur concordando sull’errato modo di procedere continua masochisticamente ad avanzare verso un baratro del quale non conosce né la distanza dalla propria posizione né la profondità?
A ben pensarci non sono domande da poco e le risposte non sono così semplici come potrebbero apparire se solo si addebitasse il tutto a deprimenti risposte generiche come: ‹‹…purtroppo, oggi è così! Siamo troppo presi da…›› al fine di scrollarsi di dosso quelle responsabilità che un minimo di ragione non potrebbe negare.
La realtà è che l’uomo si è lanciato da un aereo che viaggia ad alta quota senza indossare il paracadute convinto di essere in possesso di poteri magici i quali ne impediranno lo sfracellarsi sugli scogli appuntiti che lo attendono alla fine della corsa.
Non possiamo negare, seguendo la legge gravitazionale dell’accelerazione di un corpo che cade nel vuoto, che la caduta dell’uomo verso il precipizio ha avuto, negli ultimi trent’anni, una brusca spinta. Da chi? Di chi è la mano assassina? Difficile riconoscerlo, nonostante intellettuali, filosofi e umanisti non esitano ad attribuire la colpa allo stesso uomo; proprio quello che, lanciato nel vuoto, sta per sfracellarsi.
Curioso! Curioso davvero! Curioso ed insensato il comportamento di questo abitatore di un piccolo mondo disperso nell’universo infinito del quale si illude di esserne il padrone, come si diceva, per investitura divina e per legittima eredità.
Ma questa è la realtà! Quindi è necessario che chi ne è cosciente, come i filosofi, gli umanisti e gli intellettuali o… gli uomini liberi e di buoni costumi, non si limitino solo a lanciare l’allarme ma si adoperino a trovare il rimedio. È quello che cercheremo di fare con questo libro andando a determinare le cause della malattia e tentando di individuare una medicina che possa guarire o, quantomeno, fare migliorare l’ammalato che già, come si dice dalle mie parti, è con un piede nella fossa. Bisogna almeno provarci e, se poi, proprio non si riesce ad approdare a nulla, beh, si può sempre gridare, dall’alto di una montagna che abbiamo faticosamente scalato: ‹‹Se questa è la terra… ridatemi il cielo!››



CARATTERISTICHE TECNICHE: FORMATO 13x20 cm. - copertina morbida a colori - interno edizione avorio - pagine n.172

14,00 €

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