Libritalia
×
 x 

0

TORNIAMO ALLA COSTITUZIONE

di Germano VITALI - ISBN 978-88-5548-019-2 - LIBRITALIA EDIZIONI

Il titolo di questo libro è stato preso a prestito, non a caso, da quello di un articolo, apparso il 1° gennaio del 1897 sulla rivista ‘Nuova Antologia’, scritto da Sidney Sonnino, esponente della Destra storica già ministro e futuro Presidente del Consiglio del Regno d’Italia. Torniamo allo Statuto, quello Albertino del 1848, significava per l’autore superare l’inefficienza delle istituzioni e stoppare la promiscuità tra i poteri del governo e del Parlamento. La soluzione del Sonnino era conservatrice, il potere esecutivo spettava al Re e il governo doveva rispondere a lui e non al Parlamento, in tal modo i ministri si sarebbero potuti liberare dagli influssi negativi dei giochi parlamentari; le istituzioni, liberate da ricatti e favoritismi, avrebbero potuto funzionare a dovere.
L’articolo ebbe grande risonanza e successo, perché illustrava il degrado delle istituzioni, soggette, allora come oggi, a trasformismi d’interesse, di cui la società civile aveva consapevolezza, ma che nessuno osava denunciare; lo stesso autore volle restare anonimo, la questione era particolarmente delicata e nessuno desiderava esserne coinvolto direttamente.
L’articolo, oltre a denunciare il cattivo funzionamento delle istituzioni, chiamava a raccolta tutti i liberali e i conservatori per opporsi al clericalismo e al socialismo, visti come avversari politici da tenere a freno.
L’intento del presente lavoro va in tutt’altra direzione, come Sonnino ritengo che lo Stato italiano si stia allontanando dalla Costituzione, ma non nel senso di aver sottratto il potere alle istituzioni, ma di averlo tolto al popolo che ne dovrebbe essere il legittimo detentore.
Amministrare la democrazia, nel senso di renderla reale, è stato un compito difficile fin dalla sua nascita, persino i nostri padri costituenti ne erano consapevoli, ma almeno avevano le idee chiare. Pietro Calamandrei, nel ‘Discorso sulla Costituzione’ tenuto a Milano il 26 gennaio 1955, dopo aver citato il secondo comma dell’Art. 3 della Costituzione dove si dice: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…”, che ritengo sia il più importante dell’intera Carta, prosegue: “Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell'articolo primo, ‘L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro’, corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c'è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da Uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro migliore contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società”. (Società Studi Politici, Napoli, 2015). Le parole, i sentimenti e le speranze di quest’uomo sono presenti in tutti gli argomenti trattati, ne hanno ispirato le proposte, le soluzioni; in altre parole hanno incarnato lo spirito guida del testo. “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”. (Società Studi Politici, Napoli, 2015)
Ritorno alla Costituzione significa proprio renderla viva, attuarla veramente; molti articoli, soprattutto quelli sfavorevoli ai ricchi, sono rimasti lettera morta, enunciazioni di principio non seguite da leggi applicative, quantunque ciò, un Primo ministro di centrodestra voleva modificare l’Art. 41 della Carta, che, dopo aver parlato della libertà d’iniziativa privata, al secondo comma recita: “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”; il terzo comma è ancora più limitante: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere utilizzata e coordinata a fini sociali”. Naturalmente chi sostiene il liberismo economico non può accettare queste limitazioni costituzionali, deve liberarsene, rappresentano pur sempre una spada di Damocle sulla testa di un capitalismo che desidera autoregolamentarsi.
Invece di proporre, prima ancora di averla applicata, le modifiche agli articoli della Carta che proteggono i lavoratori e ne garantiscono i diritti, sarebbe meglio approvare le leggi attuative che rendano reali questi diritti, e proporre la modifica di quegli articoli che espropriano il popolo del potere democratico, che gli appartiene in assoluto. È giunta l’ora di completare il lavoro che i padri costituenti iniziarono subito dopo la fine della seconda guerra mondiale!
Oggi, bisogna dirlo con chiarezza, molti sono i ladri di democrazia che si aggirano nelle istituzioni, che le occupano, che le stravolgono, mostrando sempre una faccia bonaria, rassicurante, quasi familiare, populista. Sanno parlare alla pancia della gente, usano lo stesso linguaggio semplice e sguaiato del popolo, vestono alla stessa maniera, t’ingannano e non te ne accorgi, sono dei veri e propri ladri che abusando della fiducia che ispirano, ti rubano il consenso elettorale per usarlo a modo loro. Di questi individui dobbiamo liberarci usando l’unica arma che abbiamo a disposizione: l’intelligenza; se ci lasciassimo condizionare dal sentimento e dall’istinto, saremmo i nuovi schiavi in una democrazia distrutta.
Nella prima parte, il testo affronta problemi di carattere generale sui temi più scottanti del momento, ma anche concetti-obiettivo, di natura eticopolitica, che dovrebbero guidare l’azione dei governi; senza una loro condivisione generale, il mondo sarà destinato a un’involuzione democratica prima, socioeconomica dopo.
Nella seconda parte sono discusse le criticità del sistema Italia e di come possano essere superate. Il testo non ha la pretesa di essere esaustivo e taumaturgico, come se bastasse seguirne le indicazioni per risolvere ogni problema, semmai vuole mettere il dito nelle piaghe per spremere il pus di una democrazia che sta incancrenendo.
Per curare è necessario prendere atto della malattia e non far finta che tutto vada bene, perché sotto una pelle apparentemente sana potrebbero radicarsi i bubboni della peste. Non si tratta, qui, dell’apparizione di una Cassandra contemporanea, né di un gusto necrofago animalesco, ma di impedire che la nostra bella Italia finisca in pasto agli avvoltoi.


CARATTERISTICHE TECNICHE: FORMATO 15x21 cm. - copertina morbida a colori - interno edizione avorio - pagine n. 260

15,00 €

TOP