Libritalia
×
 x 

Carrello vuoto

I Cavalieri dell'Ideale di Bonanno Il Cristallo Edizioni

Nell’epoca in cui viviamo, che senso ha definirsi Cavaliere? Esiste ancora una Cavalleria? Cosa rimane di quegli uomini, quegli Ordini, quelle saghe, quelle leggende..

..che hanno caratterizzato un’epoca ed un’intera letteratura, creato miti e acceso misteri?..Certo, l'archetipo del cavaliere è legato a quella figura mitica che nelle saghe e nella storia ci presentano l'immagine di un eroe-guerriero affascinante e coraggioso che combatte per una causa o un ideale. Giovane, bello, innamorato della sua amata, è pronto a compiere imprese e duelli memorabili.
Rispetto al guerriero, il cavaliere è più spiritualizzato e connesso al mondo delle idee, osserva valori che divengono norme da rispettare sino alla fine, mentre il guerriero, invece, tende a infrangerle pur di vincere. Il cavaliere fa dono di sé, mette se stesso (valore, armi, intelletto e fede) al servizio di qualcosa di superiore: Dio, il Re, la Patria, la donna amata.
La Cavalleria nasce dall’influsso del cristianesimo sulla vis guerriera pura e sfrenata dove rozzezza, violenza e sopraffazione si mescolavano al coraggio, alla fedeltà e all’onore.
La realtà storica, infatti, era ben diversa da quella romanzata, perché gli Ordini cavallereschi erano spesso composti da individui violenti e semianalfabeti. Nel 1095, papa Urbano II convocò a Piacenza il primo grande concilio del suo pontificato. E se i rischi che correva Costantinopoli assillavano i più, il papa era preoccupato anche per un’altra questione che turbava i suoi pensieri: la società europea era sconvolta dalla violenza inusitata di masnade che si facevano guerra continuamente distruggendo le coltivazioni, depredando i villaggi, uccidendo gli inermi e persino i preti, spesso senza altro motivo che non fosse la brama di fare bottino. Arroganza, gusto del lusso e dell’ostentazione, disprezzo per la vita umana, predisposizione all’aggressività ed alla violenza era a quel tempo (solo a quel tempo? Ed oggi? A cosa stiamo assistendo oggi?) la mentalità dell’aristocrazia guerriera, che traduceva la parola coraggio con un’etica specifica della guerra che portava ad esaltare il combattimento in se stesso.
È in questo contesto storico che nasce la nuova figura del monaco-guerriero: il Cavaliere del Tempio.
Jean Chevalier e Alain Gheerbrant ne inquadrano la figura nel contesto bellico in cui il cavaliere a quel tempo si muove: "La Cavalleria dà uno stile alla guerra come all'amore e alla morte: l'amore è vissuto come un combattimento, la guerra come un amore e ad ambedue il cavaliere si sacrifica fino alla morte lottando contro tutte le forze del male... L'ideale cavalleresco sembra inseparabile da un certo fervore religioso". 
I valori che il cavaliere abbraccia nella sua investitura per ricoprire questo ruolo non sono frutto di un percorso di vita e non vengono scoperti, come avviene per l'eroe, ma sono fatti propri come condicio sine qua non per entrare a fare parte di questo gruppo elitario di persone.
L’ipotesi di questo nuovo ordine religioso formato da frati votati alla guerra dovette inizialmente sembrare assurda, un qualcosa che somigliava ad un ibrido mostruoso. Fu l’abate Bernardo di Clairveux (il futuro San Bernardo di Chiaravalle) ad assumersi il compito di creare un modello spirituale che non fosse in contraddizione: ai Cavalieri oblati al Santo Sepolcro offre una via per rifuggire la perdizione e la violenza del secolo vincolandoli ad usare le armi solo per la difesa di una causa giusta. È la via che potrà contribuire a rendere più cristiana la vita e la mentalità di queste èlite laiche. Non a caso, Jean Leclercq, uno dei maggiori conoscitori dell’opera di San Bernardo, definisce la “Regola dei Templari” come la “Carta bernardiana per la limitazione della violenza”.
Nascono così i nuovi cavalieri, i Cavalieri Templari, il cui fine è quello di espiare i propri peccati mettendo la vita a repentaglio per proteggere Gerusalemme e la Terrasanta. Questi è una specie di crociato a vita e, se morirà, la sua anima sarà quella di un uomo caduto in servizio per la difesa della Chiesa e della fede.
San Bernardo si assume il compito di dare loro un ideale, uno specchio di comportamento, un orizzonte etico che possano sempre tenere a mente, un’etica ed uno stile di vita che si adatti alle necessità della guerra, ma al contempo non sia in contrasto con la dignità di un ordine religioso. Identifica nel modello templare un nuovo status di vita per individui appartenenti alla cavalleria, che così spiega: “Intendo alludere a un nuovo genere di cavalieri, assolutamente sconosciuto alle età precedenti e che senza risparmio di energie conduce una lotta su un duplice fronte, sia contro la carne e il sangue, sia contro gli spiriti maligni vaganti nell’aria”.
Nasceva un modello di vita nobilissimo ma molto impegnativo. L’ideale templare come concepito da San Bernardo appariva fortemente elitario: la vita nell’Ordine era adatta a pochi, una minoranza selezionata di cavalieri che avessero unito le giuste qualità fisiche e psicologiche ad un sentimento religioso piuttosto accentuato. Quattro i punti cardinali di questa nuova etica dell’aristocrazia militare: il culto del vigore fisico, il coraggio unito al senso dell’onore, la lealtà al proprio gruppo, lo spirito di sacrificio. Nel frate-guerriero del Tempio, la mansuetudine e l’umiltà del vero monaco si associavano al coraggio ed alla nobiltà d’intenti del vero cavaliere, sintesi dell’ideale di potenza fisica e forza interiore. Per assolvere a questo compito, dovevano vivere in modo irreprensibile onde evitare di suscitare qualunque critica e lasciare un’ottima impressione su chiunque.

Dal blog di Libritalia self publishing




TOP