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Pubblicazione Esclusiva - LA GRANDE INDUSTRIA DEL SUD - OMC

L' Ing. Bruzzese, in tempi record eseguì una magistrale manovra che in termini economici viene chiamata "diversificazione del rischio e del business", con la quale riconvertì in modo pervasivo l’industria nella produzione di motociclette..

L’esposizione del racconto sulle vicende delle OMC (Officine Meccaniche Calabresi) si snoda sugli avvenimenti di maggiore rilievo dell’aspetto organizzativo dell’industria, dell’ascesa imprenditoriale, della produzione e della tecnica costruttiva dei singoli prodotti. Si evidenziano altresì le cause scatenanti del declino e fallimento dell’azienda, tralasciando gli aspetti individuali della malsana gestione amministrativa del suo ragioniere Domenico Brizzi, il quale nel contempo operava da contabile anche nella banca popolare di Gerace Marina, trascinando entrambe le imprese al completo fallimento.
VINCENZO BRUZZESE Ing. meccanico, proprietario e fondatore dell’industria OMC, classe 1896.
Nato a Grotteria prov. di R.C. in una famiglia numerosa medio borghese, il padre impiegato comunale (Mastro Cesare) quale fontaniere, la madre Teresa Ferraro casalinga, frequenta gli studi superiori e si diploma in un istituto di scuola di Reggio Calabria perito industriale.
Avendo spiccate attitudini di meccanica sin da bambino, apprendendo i primi rudimenti nella piccola officina di fabbro di suo papà, decide di continuare gli studi e si iscrive in ingegneria meccanica ma, non potendo accedere a tale facoltà poiché il suo diploma non lo consentiva, decide di trasferirsi a FRIBURG città Svizzera; in quel tempo la facoltà d’ingegneria era tra le migliori d’Europa.
Frequentando con profitto, consegue la laurea con il massimo dei voti: 110 e lode, subito dopo, giovane ingegnere, è assunto alla Diatto di Torino (fabbrica locomotori di treni) con l’incarico di vice direttore, dimostrando particolari e spiccate qualità intellettive.
Trascorsi i primi quattro anni a Torino, decise di ritornare nella propria terra natia, impiantando a Gerace Marina attuale Locri, una officina meccanica, con attrezzature all’avanguardia, con rettifiche per motori e quant’altro di tecnologico, anche se parliamo di quasi 90 anni fa.

Tale iniziativa ebbe un crescendo successo e, sempre alla ricerca di nuove tecniche selettive del settore, ingrandì la sua officina; impiantò le fonderie per la produzione di vari metalli (materia prima per la produzione di svariati prodotti ) : Bulloneria, vasta gamma di utensileria, pezzi di ricambio per autovetture, supporti industriali, motori elettrici, motori a scoppio, motori per sollevamenti liquidi, motori per imbarcazioni d'altura; esportava materiali finiti e semi lavorati: ghisa, acciai, alluminio, bronzo,rame e quant’altro. 
La fabbrica si espandeva su migliaia di metri quadri con un organico ben presto di oltre 200 dipendenti tra operai tecnici e maestranze, provenienti anche dal nord Italia (Torino) dove Bruzzese conosceva bene l’ambiente industriale.
Siamo ormai alle soglie del 1928, i suoi prodotti “tiravano” bene per rapporto qualità prezzo, ormai ben conosciuti, incominciavano ad arrivare le commesse a pieno ritmo anche dall’estero, comprese quelle di Stato: marina militare, ferrovie ed altri enti importanti; forniva anche gli arsenali militari di Taranto e Castellamare di Stabia. In quegli anni si è aggiudicato una importante commessa per la fornitura della bulloneria e parte dell’impalcatura metallica per la costruzione della nave REX, Una delle più grandi al mondo di quel tempo, vincitrice del nastro azzurro per la velocità sulla traversata atlantica.
Siamo ormai alle soglie degli anni 30, esattamente 1929, la crisi mondiale, il crollo di Wall Street si fa sentire in tutte le are geografiche del mondo industrializzato; anche in Italia, compresa l’industria di Bruzzese, ha avuto i suoi effetti negativi; infatti i magazzini pieni di materiali incominciavano a rimanere invenduti, i prodotti non andavano quasi più, le commesse scarseggiavano.
Per tali eventi l’ingegnere si è trovato ad un “bivio” importante: o ridimensionare drasticamente l’industria con licenziamenti ed altri provvedimenti o riconvertirla in prodotti di maggiore uso e consumo.
Studiò in breve tempo il da farsi, si consultò con i suoi colleghi industriali torinesi che ben conosceva, e decise di progettare una motoleggera, mantenendo al loro posto i dipendenti senza alcun licenziamento, (come invece avrebbe fatto chiunque nel nostro tempo).
Assunse a tal proposito un tecnico motorista torinese che precedentemente aveva conosciuto, Giovanni Ladetto, con l’incarico di capo tecnico, tracciò il progetto di base e ne affidò l’incarico per lo sviluppo.
Incominciava il vero sogno dell’industria meccanica calabrese e del meridione, la produzione di motociclette 175 cc OMC , siamo ormai nel 1932, la produzione procedeva con la costruzione di un esemplare al giorno ma l’ingegnere si proponeva di produrre da li a breve 10 motociclette al giorno, anche le moto furono subito apprezzate per il rapporto qualità prezzo, la domanda era crescente.
L’industria OMC era il fiore all’occhiello, l’organizzazione scientifica della fabbrica era ai massimi livelli, i dipendenti erano ben collocati sindacalmente ai rispettivi livelli.
Intanto nella locride vi era un fermento sociale, le famiglie dei tecnici e degli operai frequentavano bar, ristoranti ed altri intrattenimenti mondani. Bruzzese aveva realizzato un circolo ad hoc che per l’epoca nella locride era un vero “sacrilegio”; i poteri dominanti del luogo non accettavano quel tenore di vita anche perché a loro conveniva tenere la gente “schiava” del loro potere consolidato nel tempo, imponendo le assunzioni nei campi di manodopera priva di alcuna dignità o rispetto di regole sindacali .
Siamo cosi quasi alla fine del 1934. Si creava da quel momento un crescendo e continuo astio: da un lato baronie, massoni e anche istituzioni, sostenuti dai potestà del partito fascista, dall’altra parte la fabbrica di Bruzzese in quanto tale sinonimo di ricchezza, benessere e libertà . Di mezzo vi era in atto anche il fallimento della banca di Gerace che per tramite del suo ragioniere Brizzi, gestiva le due amministrazioni (banca e omc) in modo personale ed improprio, tanto da far intervenire le autorità bancarie ad eseguire verifiche e controlli.
A seguito di ciò risultavano effettivamente degli ammanchi nelle casse dell’istituto, per i quali i soci attribuivano la complicità al proprietario Bruzzese, ignaro di tutto ciò che il suo ragioniere amministrava in entrambe le imprese. Ciò è stata la “miccia” di veri e propri rancori fino ai limiti dell’umano, sono state costruite vere e proprie “congiure” al punto tale di trarre in arresto il fondatore delle omc e quindi al fallimento dell’industria, completando l’opera distruttiva in poche settimane da parte del curatore fallimentare Ing. Franco, celeberrimo nemico di Vincenzo Bruzzese, nominato ad hoc dai giudici, svendendo e trafugando tutto ciò che era appetibile, compreso l’archivio aziendale dove veniva custodito il materiale cartaceo, progetti e ricerche riservate dell’ufficio tecnico.
Intanto L’Ingegnere fondatore delle omc veniva condannato in contumacia a quattro anni di carcere per presunta truffa ai danni della banca di Gerace, successivamente assolto in appello a Salerno con formula piena per non aver commesso il fatto. Ormai però per l’industria non c’erano più le condizioni di riattivazione. La produzione delle motociclette OMC 175 cc è stata meno di 250 esemplari.
Dal carcere l’ingegnere nei suoi memoriali, dopo non pochi appelli al giudice e alla curatela per non distruggere e svendere la fabbrica in quanto per realizzarla era costata immani sacrifici, scriveva molte profezie tra le quali una memorabile: “mai più ricordatelo nel vostro paese risorgerà un simile faro di luce e di civiltà”.
Altri eventi minori non sono menzionati ma uno merita di essere ricordato: la sfilata delle dodici moto calabresi a Roma via dei Fori Imperiali in occasione del decennale del 1932 al cospetto del Capo del Governo Benito Mussolini. Bruzzese era in prima fila nel corteo di 300 motociclette provenienti da tutta Italia in una mano teneva issato un vessillo con la scritta i centauri calabresi di Gerace Marina. Alla fine l’Ingegnere veniva fatto salire sul palco e premiato con un poster con così scritto: <<a Vincenzo Bruzzese pioniere del mezzogiorno d’Italia e della Calabria>>.
Personalmente mi sento coinvolto emotivamente nella storia che tratta la vicenda: primo perché sono in possesso della liberatoria rilasciatami dall’erede dell’ingegnere, prof. dott.Vincenzo Bruzzese (nipote), con la quale mi ha nominato detentore del marchio omc , al fine di promuovere convegni e quant’altro per ricordare le vicende dell’industria. Secondo perché ho recuperato dopo anni di ricerche le due motociclette, entrambi modelli diversi, completamente inefficienti, per le quali ho speso tempo, impegno e denaro per portarle agli antichi splendori, comunque sempre orgoglioso di possedere due pezzi importanti dell’industria calabrese.

News: dal Blog di Libritalia  Autor Domenico MACRI' - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

finito di stampare in Febbraio 2019 presso le officine editoriali Paprint

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