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La Rivolta del Popolo dei Sottani, il romanzo di Giuseppe MAZZILLI - LIBRITALIA

"Il Popolo dei Sottani dopo dure lotte conquistò la terra promessa e una casa tutta fuori terra..." 

 

 

"Era un basso, ma era meno basso dei bassi descritti in televisione da Pasquale Zagaria, in arte Lino Banfi. Nel mio basso non c'era nemmeno bisogno di un boccaglio per respirare.
“Basso” è un locale seminterrato collegato alla strada da alcuni scalini. Più è basso il basso e più numerosi sono i gradini che lo collegano alla porta di ingresso. Nei tempi passati, sino all'immediato dopoguerra, erano abitati da famiglie numerose. Attualmente sono generalmente destinati a uso magazzino oppure a uso garage, dopo aver modificato gli scalini con una rampa.
Banfi, nello sketch televisivo, narrava che da piccolo viveva appunto in un basso insieme con la sua famiglia numerosa e, in certi momenti, quando veniva a mancare l'aria, per respirare facevano uso di un boccaglio collegato con l'esterno e se lo scambiavano a turno. Naturalmente la storia era trattata in chiave comica, volutamente forzata... ma non troppo, perché la realtà non si discosta di molto. Erano abitazioni della povera gente, vuoi per il canone d'affitto economico o per l'acquisto dell'immobile a pochi soldi. La peculiarità di queste abitazioni è che in pochi metri quadrati si assemblavano vani giorno, vani notte e servizi igienici. L'arredamento era molto semplice, modesto con mobili pratici ed essenziali; a volte in una piccola stanza si sistemavano solo giacigli.
Matilde Serao che visse per alcuni anni in un basso a Napoli, in Piazzetta Ecce Homo, li descrive così nel suo libro “Il Ventre di Napoli”: «Case in cui si cucina in uno stambugio, si mangia nella stanza da letto e si muore nella medesima stanza dove altri dormono e mangiano; case i cui sottoscala, pure abitati da gente umana, rassomigliano agli antichi, ora aboliti, carceri criminali della Vicaria»
Eppure in questo eccesso di umiltà vi si nascondeva tanta, ma tanta “ricchezza”: la bontà d'animo, la solidarietà. Chi abitava in un basso non viveva nell'infelicità, anzi instaurava un rapporto armonioso con il vicinato, denso di amicizia e rispetto e, soprattutto di solidarietà. La povertà veniva vissuta non come il male assoluto, quello ti fa morire dentro. Al contrario, la consapevolezza che più in “basso” di così non si potesse sprofondare faceva sviluppare ambizioni di una vita migliore e si investiva sul futuro allargando la famiglia. L'ottimismo esorcizzava la rassegnazione e la disperazione. La vita e la speranza prevalevano sempre. "

 

La Rivolta del Popolo dei Sottani è un racconto autobiografico della seconda e terza infanzia e della prima adolescenza che spaziano dal 1949 al 1964. E' un racconto sociopolitico di un popolo umile oppresso dalla soverchieria dei latifondisti, dalla politica e dalla Chiesa ancora in odore di Santa Inquisizione. Il Popolo dei Sottani, per riprendersi la dignità sempre negata, dovette affrontare dure e cruente lotte per conquistare la terra promessa e l'illusione di un futuro migliore. Alla fine il popolo in lotta vinse la battaglia e prese possesso delle terre bramate, ma presto dovette prendere coscienza che, contro il potere economico e politico, il popolo non può mai vincere una guerra e si rimise alla ricerca di un altro futuro, di un'altra illusione, cercandola nelle miniere del Nord Europa o nelle fabbriche del Nord del paese. Il senso di marcia è sempre lo stesso: Sud → Nord.

Giuseppe Mazzilli nasce a Candela nel 1949, emigra a Torino nel 1960 sulla spinta del boom economico che faceva spopolare i paesi del Sud delle braccia più giovani in una migrazione caotica verso le città del triangolo industriale alla ricerca di un lavoro qualsiasi, qualunque esso fosse stato.

 

 News: dal Blog di Libritalia - Author: Giuseppe MAZZILLI - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

finito di stampare in Maggio 2019 presso le officine editoriali Paprint

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