Ali di Carta, poesie e pensieri di Sandra MIRABELLA - Edizioni ed Eventi ACCADEMIA / SCREPMAGAZINE - LIBRITALIA

Categoria: News
Pubblicato: Giovedì, 11 Luglio 2019 15:38
Scritto da Libritalia.net
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"Non proprio tutti, ma qualcuno si riconoscerà in queste mie righe."               

       

     

"Ricordo con un po' di disagio la tempesta che attraversò gli anni dal ’68 in poi.
Ero adolescente, crescevo in una città del Sud, Siracusa (ci trasferimmo che avevo appena 10 anni, per il lavoro di mio padre, ma sono nata a Catania nel 1953). 
Lontana da quella “Bora” (ma forse ero io ad esserne lontana) a me arrivava solo un vento come una leggera brezza a volte gradevole e frizzantina a volte fastidiosa e pesante come Scirocco. 
Crescevo immersa nei miei libri di scuola e già faticavo parecchio per gli esami di maturità.
Diplomarsi, a quel tempo, era molto faticoso. 
Giornali non ne vedevo, solo i titoli, grandi, che riuscivo a sbirciare in edicola.
Musica men che meno, anche se mi sarebbe tanto piaciuto comprare le cassette dei miei cantanti preferiti, quelli che ascoltavo alla radio mentre mi spremevo il cervello per capire cosa c'era scritto nei libri di Filosofia. 
Poi passato l'esame di maturità, mi sposai prestissimo e cominciai gli studi universitari.
Nel frattempo studiavo per un concorso; volevo insegnare a scuola. Immersa com'ero, un po' frastornata, cercavo di reggere la famiglia, in un'età in cui adesso si esce appena appena (forse) dall'adolescenza.
Ascoltavo musica, sempre, immancabile sottofondo ai miei studi e mangiavo poco; ero magra come un'acciuga. 
A volte m'impegnavo a capire qualcosa di quello che mi succedeva intorno, ascoltavo “i leader politici del tempo”, ma i paroloni mi mettevano a disagio e mi facevano crollare l'autostima.
Quanto avevo ancora da imparare! Com'ero ignorante!
Però riflettevo e pensavo… ma se “questi cosiddetti grandi” si rivolgono alla gente con quei “paroloni infiorettati” che dicevano a chiare lettere - "Vedi come sono istruito io e come sei ignorante tu? Vai a studiare ...Va" - quando mai “le masse normali” a cui si rivolgevano, avrebbero capito veramente qualcosa? 
E intanto ascoltavo De Andrè, Lucio Dalla, Bob Dylan...e loro - io lo sentivo - loro mi capivano: io ero come loro. Quelle parole le avevo dentro e loro me le spiegavano come io volevo sentirle, come forse io stessa volevo dirle.
Ci parlavo spesso con loro, molto più che con i miei filosofi “compagni di sfiancamento”. 
Avevo gli esami all'Università, il concorso da preparare e nacque la prima figlia.
I “vent’anni” correvano, me ne curavo poco. 
Studiavo parecchio, i cambiamenti li vivevo, erano le mie azioni, io costruivo la mia vita, la mia strada e quella della mia nuova famiglia.
Giornali continuavo a non comprarne. 
Ci compravo il pane con quei soldi, che erano sempre pochi e non bastavano mai.
Le “musicassette” erano un sogno: compravo il latte per mia figlia i pannolini e le sue pappe. 
Cercavo furiosamente di comprendere qualcosa della situazione mondiale, mi interessavo molto a quei tempi della rivoluzione culturale in Cina, forse perché era un Paese lontano avvolto, per me, in una “nebbia di fiaba”.
Non ci capivo granché, la bimba piangeva, avevo ben altro per la testa!
Avevo un compito più importante e l'ho capito col tempo. Loro parlavano, io costruivo, loro infiorettavano, io vivevo e creavo la mia piccola società: una famiglia. 
Il cambiamento l’avevo già tutto dentro.
Forse ero chiusa in un bozzolo dal quale mi affacciavo di tanto in tanto. 
Non ero pronta, avevo da fare con la mia realtà.
Vinsi il concorso e cominciai a lavorare. La famiglia cresceva e a distanza di quattro anni dalla bimba, nacque anche il secondo figlio quando avevo appena venticinque anni. 
Non ce la feci più a sfinirmi sui libri: purtroppo mi arresi a pochi esami dalla Laurea. Continuai a lavorare a scuola e lì, tra quei banchi, mi appassionai tantissimo all’insegnamento.
Da quella realtà riuscii a scoprire il mondo fuori; avevo acquisito facilità di linguaggio ma mi tenevo ben lontana dalle “infiorettature”.
Avevo una vera e propria antipatia (“idiosincrasia” dicevano gli “infiorettatori”) per le parole poco comprensibili.
Istintivamente, se ne trovavo qualcuna, la traducevo immediatamente in linguaggio comprensibile perché ero e son convinta che la Cultura deve essere accessibile a tutti.
La Poesia e l’Arte in generale è di tutti coloro che ne hanno bisogno e perché ne godano, deve essere comprensibile e fruibile."

Questo libro è edito da "Edizioni ed Eventi ACCADEMIA" / "ScrepMagazine - Officina di nuove produzioni culturali".

 

News: dal Blog di Libritalia - Author: Sandra MIRABELLA - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

finito di stampare in Giugno 2019 presso le officine editoriali Paprint

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