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Il Grido del Silenzio di Bakhita RANIERI - Il Cristallo Edizioni - LIBRITALIA

Leggendo il romanzo di Bakhita Ranieri è impossibile non restare sopraffatti dall’emozione o trattenere le lacrime.

 

      

Nel suo racconto c’è una storia tanto bella quanto drammatica. La maternità negata, l’adozione, la violenza fra le mura domestiche, la solitudine, la paura, la speranza e poi il lieto fine. Il romanzo di Bakhita attraversa con grande intensità delle pagine di vita che si sono impresse nel cuore, nell’anima, nella mente indelebilmente, prima di essere impresse sulla carta per diventare romanzo, racconto, ma soprattutto testimonianza che brucia.
Uno sguardo che muta con il passare degli anni, che diviene più consapevole, più realistico, più coraggioso, più disincantato, e quindi più libero.
Quando Bakhita mi ha chiesto di recensire il suo romanzo, ormai qualche mese fa, ho subito accettato. Sapevo, conoscendola, che la sua lettura mi avrebbe emozionato. Quasi coetanee, le nostre vite, com’è naturale che sia in una piccola cittadina come Borgia, dove entrambe abbiamo vissuto e siamo tornate a vivere dopo gli studi universitari, si sono spesso incrociate. Non ci ha mai legato un’amicizia fondata sull’assiduità della frequentazione, ma ho sempre riconosciuto, prima in quella ragazzina e poi nella donna che è diventata, una persona speciale. Sarà forse anche per quel nome esotico che porta, ma la sua personalità non mi è mai stata indifferente ed oggi che l’ho rincontrata da adulta, quell’impressione è divenuta la certezza del suo spessore e della sua profondità.
Così, non ci ho pensato due volte prima di accettare e, senza alcuna piaggeria, perché la franchezza dell’autrice merita altrettanta franchezza, posso affermare di aver letto ogni rigo del suo racconto con il cuore in gola, perché è un libro scritto da una donna, che parla di donne e alle donne. Non so se l’autrice ne fosse consapevole quando ha iniziato la stesura del suo lavoro, ma il risultato è un’opera che esalta le virtù femminili, quelle virtù pienamente incarnate da Teresa, l’altra protagonista del libro. Una figura che giganteggia nel romanzo, la madre per eccellenza, non secondo le leggi inesorabili della biologia che l’avevano condannata a una vita senza figli, ma secondo le leggi del cuore. “Non sei nata dalla mia pancia – dirà alla figlia – ma dal mio cuore”. È una frase che disarma, che lascia senza parole, per quanto è bella, pura, alta. Un piccolo, grande atto di amore, di coraggio, di altruismo che ha cambiato per sempre la vita di un altro essere umano, che ha legato indissolubilmente due esistenze per un destino che, imperscrutabile, si diverte a imbastire coincidenze.
Il racconto di Bakhita è il racconto di un’attesa, di una fede mai vinta, di una speranza ripagata, di un animo gentile che ha fatto spazio nel suo cuore e nella sua vita a una bambina venuta dal nulla, abbandonata, privata nei suoi primi istanti di vita della dolcezza e del calore di chi le ha dato la vita, quella biologica.
Ma Chinaka e Teresa sono due donne speciali, straordinarie nella loro ordinarietà, un dono infinito l’una per l’altra, la risposta contro l’egoismo, l’abbandono, il cinismo, una lezione di umanità che scalda il cuore. Sarà questo legame speciale a sopravvivere a tutto il dolore di lunghi anni segnati dalle violenze di un uomo aggressivo, di un marito iroso e di un padre intransigente e poco affettuoso. Violenza consumata su una donna remissiva, dolce, gentile che lo aveva sposato credendo nella favola di un matrimonio a lieto fine. Una violenza contro la madre, sia fisica che verbale, che ferisce la piccola protagonista del racconto, che si aggruma nel senso di colpa, nella paura di essere sopraffatta dagli eventi, nel temere sempre il peggio, nei fantasmi che abitano i suoi sogni notturni.
Una violenza che non trova giustificazione, cieca, sorda, ingiusta, come tutte le violenze degli uomini sulle donne. L’autrice descrive così bene le sensazioni provate dalla piccola Chinaka da incutere nel lettore le stesse paure, le stesse emozioni negative, lo stesso atterrimento di fronte a un male compiuto da chi dovrebbe solo proteggere, accudire, amare.
Ma quella violenza non è la fine di tutto e non è la fine del romanzo, perché Teresa, paziente e dolce, è la stessa donna che un giorno trova la forza di reagire con il coraggio e la dignità che le sono propri e regala una seconda vita a quella figlia tanto amata, restituendole quella serenità che le è mancata per tanto, troppo tempo.
Il libro di Bakhita Ranieri è bello, nel senso pieno del termine, perché racconta della bellezza che vince, sempre, anche su una nascita sfortunata, sull’insensatezza della brutalità, sulla paura, sull’egoismo.
Ma il libro di Bakhita Ranieri è anche e soprattutto coraggioso, perché scritto senza le censure del “benpensantismo”, con la schiettezza che la contraddistingue nella vita quotidiana e che le auguro di conservare, sempre, per tutta la vita.

 

Letizia Varano giornalista

 

News: dal Blog di Libritalia - Author: Bakhita RANIERI - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

finito di stampare in Settembre 2019 presso le officine editoriali Paprint

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