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Francavilla e dintorni, introduzione storica e catasto onciario - di Vincenzo RUPERTO - LIBRITALIA

Un borgo dell’Angitola nel Secolo dei Lumi.

 

      

El Idrisi, geografo arabo al servizio di re Ruggero II, citando l'Amato e l'Angitola, ebbe a descrivere quest'ultima, intorno agli anni 1139-1154, come fortilizio considerevole e popolato, volendo così documentare l’esistenza di un’area geografica, lungo il suo corso e i suoi affluenti, ricca di villaggi e casali posti in luoghi fortificati o fortificanti, il cui accorpamento amministrativo, fatto in epoca bizantina in Roccangitola, fu una scelta dovuta a motivi fiscali, facilità di controllo territoriale, e militari, come avamposto di altri siti idonei alla difesa e all’offesa. I Bizantini incisero profondamente nella vita delle comunità, sia nell'ammi­nistrazione, sia nella cultura, sia maggiormente in quella religiosa. Il culto religioso orientale fu ben radicato tra la popolazione angitolana. I Normanni diedero grande impulso alla diffusione del rito latino e dovettero convivere a lungo con la ben radicata religiosità orientale. Francavilla e il suo Territorio furono un caso esemplare di questa convivenza religiosa. La politica normanna si caratterizzò per l’aiuto anche economico all’ecclesia latina favorendo la concessione di feudi vastissimi. L’Abbazia del Corazzo, nel Territorio di Francavilla possedeva un vasto feudo che si estendeva dalle zone vallive dell’Angitola a quelle collinari intorno al centro abitato. Parte di questo feudo diventerà suffeudo dei Sanseverino e in seguito dei Mendozza-De Sylva. Francavilla con il suo Territorio rappresentava, come oggi, il confine delle diocesi vescovili di Mileto e di Nicastro. Filandaro, Mancino, Bonì erano aggregati alla Mensa Vescovile di Nicastro che riscuoteva i censi per conto dei Benedettini di Salerno come Beneficio di S. Eopulo. Presso la Serra di Vonì (così nei documenti notarili del ‘700 era chiamata la montagnola di Bonì) vi era la via pubblica che limitava i confini territoriali delle Terre di Francavilla e di Maida, Curinga e Cortale allora erano suoi casali. Nel Territorio di Francavilla i monaci basiliani possedevano beni fondiari nella zona compresa tra la Cannalia, Castellano, Santo Stefano, Archi, Giuda. Anche la mensa vescovile di Nicotera possedeva i suoi beni fondiari sui quali riscuoteva i censi sino al periodo della Cassa Sacra. La formazione del contado di Mileto avvenne attraverso varie vicissitudini storiche.  Non era un corpo territoriale omogeneo. Il conte Ruggero aveva fondato la diocesi di Mileto dall’accorpamento di quelle di Tauriana, Nicotera e Vibona e ne fissò i confini da Maida a Reggio. Si volle creare un centro di latinizzazione, molto sostenuto da Papa Urbano II, il quale, secondo alcune fonti, sarebbe venuto a Mileto, nella primavera del 1091, per incontrare il Normanno, al fine di approfondire la politica ecclesiastica portata avanti per il primato del rito latino su quello bizantino. Essendo stato esaudito in tutte le sue richieste, avrebbe concesso a Ruggero Conte di Calabria e di Sicilia, la delega di ampi poteri in campo ecclesiale nel territorio dei suoi domini.

Intanto Francavilla cresceva come borgo medievale con le mura di cinta, le chiese, il castello, il commercio, l’artigianato, l’agricoltura, la pastorizia. Il contado di Mileto comprendeva, oltre alla stessa città sede prescelta dai primi sovrani normanni e della diocesi vescovile, i suoi casali di Jonadi, di Paravati, Galantro, S. Giovanni, Corazurmi, le Terre o Università di Motta Capistrano, di Caridà e suoi casali, di Francica e suoi casali Pongadi, Mutari, S. Costantino, di Roccangitola ossia Maierato, di Montesanto, del Pizzo e di Francavilla.

Sarebbe stato, secondo alcune fonti, Ruggero di Lauria il primo feudatario del Contado di Mileto, almeno da quanto si evince dai Diplomi o Assensi reali (regesto 1303 B folio 169). Dopo la sua morte, il vasto feudo passò al figlio Carlo di Lauria (regesto 1310 A folio 288.)[3] e da questi al fratello Berengario (regesto 1313 A folio 139). Dopo la sua morte, il feudo passò ad Arrigo (Enrico) Sanseverino come dote della moglie Maria Lauria, ultima figlia d Ruggero. La famiglia Sanseverino detenne il contado sino al 1497, cioè sino alla congiura dei baroni. Fu in questo periodo, fine 1300, che fu dato il toponimo di Francavilla al borgo sorto dall’accorpamento dei casali di Carthopoli, Clofoni e San Foca, essendo state concesse franchigie sui vari balzelli a tutti quelli che volevano stabilirsi nel nuovo Borgo, al fine di popolarlo e incrementare così tutte le attività produttive utili alla comunità e, di più, allo stesso feudatario. I Sanseverino, più tardi, in provincia di Calabria Citra daranno lo stesso toponimo a un Borgo del quale erano feudatari, Francavilla Marittima.

Parecchi sono gli scritti di storia locale. Sono il sintomo positivo di un diffuso interesse per la ricerca e la conoscenza del tempo, dei luoghi, dell’ambiente economico-sociale in cui vissero e operarono i nostri antenati.

A volte questi scritti stentano a creare un collegamento con la storia regionale, nazionale ed europea. Non è facile lavoro e si rischia di produrre scritti incomprensibili o comunque non convincenti. La storia è una narrazione del tempo basata sulla documentazione.

 

News: dal Blog di Libritalia - Author: Vincenzo RUPERTO - TUTTI I DIRITTI RISERVATI

finito di stampare in Ottobre 2019 presso le officine editoriali Paprint

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